AMMA – Embracing the world

AMMA -Embracing the world


Mata Amritanandamayi, meglio nota come Amma, è una guida spirituale e benefattrice Indiana. Conosciuta principalmente per la sua vocazione di abbracciar la gente per infondere compassione ed energia spirituale, fino ad ora ha abbracciato la bellezza di 32 milioni di persone.

L’obiettivo principe di Amma è alleviare le pene delle persone sofferenti cercando di guarire il loro karma; pensa che per noi sia un dovere aiutare gli altri ad attenuare i loro mali. I profani potrebbero ora immaginare la classica santona che attira a sè gente particolarmente ingenua, dove gli svenimenti e le urla sono una consuetudine. Per distogliervi da questa visione, indotta sicuramente dai media, vi fornisco alcuni dati salienti su Embracing the world, l’associazione umanitaria fondata da Amma:

45.000 case costruite per i senzatetto in 75 località dell’India

40.000 borse di studio fornite a ragazzi bisognosi

1.600 famiglie rilocate dagli slum in nuovi appartamenti

1 milione di alberi piantati dal 2001

2,6 milioni di persone riceventi cure gratuite dal 1998

10.000 milioni di poveri nutriti ogni anno in India e 100.000 all’estero (75.000 negli Usa)

59.000 vedove e disabili ricevono un aiuto economico mensile grazie a Etw

100.000 donne povere vengono aiutate ad avviare attività imprenditoriali da casa

500 orfani accolti in India e 50 in Kenia

e altre decine di progetti ecologici, educativi, di ricerca e di aiuto.

AMMA IN ITALIA (Nov 2013)

Sono venuto a conoscenza di questo avvenimento circa un mese prima che accadesse, grazie al racconto di un amico. Subito interessato alla singolarità della situazione ho promesso a me stesso che avrei partecipato con l’intento di raccontare questa storia.

Il giorno della partenza mi sono accorto di essere in afterhour da un bel pezzo ma, sempre più convinto, sono partito. L’evento era localizzato a Malpensa fiere vicino a Milano, ero entrato da pochi minuti quando ho deciso di spingermi direttamente verso la postazione di Amma, su un palco di medie dimensioni in mezzo a un salone; un primo ammonimento sull’utilizzo della fotocamera mi ha fatto dirigere verso l’ufficio stampa dove ho ricevuto l’autorizzazione a riprendere, il badge e l’ ottima consulenza di Francesca, la media-relator, che mi ha accompagnato in lungo e in largo per lo spazio fieristico illustrandomi tutti i particolari salienti della situazione. Tornando con lei sul palco posso finalmente fare due scatti ad Amma, che è attorniata da alcune decine di persone in attesa dell’abbraccio e numerosi assistenti.

Sul palco regna l’ attesa, la curiosità, la meditazione e fa parecchio caldo. Ah … dimenticavo, per salire ognuno si è dovuto togliere le scarpe. Al contrario della folla, ho il privilegio di saltare le svariate ore di coda necessarie per ottenere l’ abbraccio grazie al mio accredito stampa, mi infilo quindi tra le prime dieci persone in colonna ed avanzo con leggerezza, raggiunte le prime file mi preparo per la pole position inginocchiandomi per mettermi sullo stesso piano di Amma che è seduta. Avvicinandomi a lei percepisco subito un crescente profumo di rose, che aumenta fino a quando mi accorgo di essere tra le sue braccia.

Un abbraccio delicato, non penso a nulla, pace . . . mi stacco convinto che sia finito ma lei mi riprende sussurrandomi e ripetendomi un breve mantra, ringrazio e ricevo dei petali di rosa, una caramella al limone, una piccola mela rossa e un braccialetto di legno decorato al centro con simil-perle, ambra e metallo. Al mio ritorno tra la gente incontro subito sguardi stupefatti, Lucia e Francesca mi spiegano che non è abitudine per Amma regalare braccialetti; altre persone confermano ed io inizio a provare qualcosa come una divertita gratitudine. Addento la mela che mi ricarica di zuccheri e a quanto pare anche di energia spirituale come suggerisce una gentile signora dedita al Reiki, mentre il mio amico Marco aggiunge che Amma potrebbe avermi ripulito il karma. Galleggio in un cosciente stato di tranquillità addentrandomi nelle altre zone, quelle dedicate all’informazione, alla ristorazione e al merchandising, necessarie per il mantenimento dell’evento stesso; mi accorgo che una brezza di ilarità e altruismo magnetico sta gradualmente saturando l’ambiente. Tutti gli operatori, dai ‘taglia-verdure’ agli addetti alla sicurezza sono volontari e molto spesso noto simpatici bambini che vanno a zonzo con cartelli che riportano ”cerchiamo volontari per …. ” , inizio a vedere il tutto con occhi nuovi.

Sedendomi davanti al palco per stendere questo articolo ho l’occasione di conoscere altre persone, anche straniere, che mi raccontano la loro storia con Amma, persone che la seguono da più di dieci anni se non venti. Un nutrito gruppo di musicisti dai connotati caucasici ed asiatici intona bellissimi mantra davanti a noi e, mentre la tabla e il sitar regnano meravigliosi e ripetitivi, inizio a quantificare l’ipotetico numero di abbracci di Amma: Amma abbraccia le persone per circa dieci secondi, includendo gli spostamenti il soggetto ne occupa totalmente quindici, quindi abbraccia circa quattro persone al minuto, duecentoquaranta l’ora …. quasi mille ogni quattro ore! Amma di solito esegue due turni di abbraccio, uno dal mattino al pomeriggio, l’altro in serata fino a raggiungere ore notturne.

Pur essendo a venti metri dal palco riesco a notare i movimenti di Amma grazie ad un grande schermo; è interessante scoprire come lei si comporti in modo differente con ogni individuo, tralasciando la moltitudine di tipologie fisiche delle persone: il bambino, il malato, il curioso, il devoto, la coppia, la donna che piange, il fotografo imbucato . . . . Amma è felice, è robusta, è allegra, soffre, gioisce, ride, piange.

Scindere la spiritualità dalla realtà benefattrice e dalle religioni, battere i propri pregiudizi . . . e scoprire che se una persona è riuscita a infondere benessere a 30.000 individui in tre giorni con un semplice abbraccio o con la sua sola presenza e nel mondo ne ha aiutate, ne aiuta e ne aiuterà quantità enormi . . . c’è ancora speranza.

 

Fotografie e testo: Fred Cigno 2013

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